Ostetriche o streghe? Semplicemente donne

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“L’impulso subliminale che l’uomo ha
di distruggere quello che non può né
sottomettere né divinizzare”
Mi piacerebbe partire da questa affermazione di Arundhati Roy, scrittrice indiana ed
attivista per il riconoscimento dei diritti delle donne, per affrontare il tema della
caccia alle streghe/ levatrici, o per meglio dire caccia alle donne. Infatti, analizzando
gli eventi storici del Medioevo e qualche dato statistico, appare lampante agli occhi
di molti come la maggior parte delle persone perseguitate, torturate, processate ed
uccise per mano del Tribunale dell’Inquisizione fossero donne, per lo più
sagge/praticone e se non sagge certamente innocenti.
Fisicamente debole e moralmente fragile, la donna nel Medioevo era vista come un
essere inferiore, politicamente e giuridicamente, e quindi da proteggere. Ella veniva
sottoposta alla sorveglianza e alla guida degli uomini, e doveva obbedire ai loro
ordini. Fin dal suo ingresso nel mondo, partiva svantaggiata. La nascita di una
bambina era vista come una disgrazia, e provocava nei padri l’angoscia per la dote
che le avrebbe dovuto fornire. Accolta e nutrita male, vestita peggio dei suoi fratelli,
la sua vita era dedita a due sole attività: la cura della casa e della famiglia, quella a
cui apparteneva o presso cui prestava servizio, e la procreazione: viveva perciò
un’intera esistenza in sudditanza, prima del padre e poi del marito. La società, fatta
da uomini, ed ottenebrata dai precetti cristiani, la considerava un essere in cui non vi
era né timore, né bontà, né amore, né amicizia e di cui bisognava diffidare, alla
stregua di un essere maligno, tentatore, quasi vista come la porta dell’Inferno.
In questo scenario, ogni manifestazione della vita si svolgeva sul filo sottilissimo
dell’incerto confine tra religione/sacro e stregoneria/sacrilego(1). Il parto, in una
società in cui il mondo degli uomini e quello delle donne erano separati, si
configurava come una esperienza esclusivamente femminile, sancendo, così, un
patto potente di solidarietà. Difatti dall’antichità fino all’inizio dell’età moderna, la
nascita e i cambiamenti del corpo femminile erano stati affari di donne. Si partoriva
con una ritualità che si tramandava per linea matriarcale e che prevedeva due forme
di assistenza: l’aiuto reciproco, di donne che avevano già partorito, oppure il ricorso
ad una donna esperta, la levatrice, la praticona, la mammana. Nei paesi e nei villaggi,
spesso, era l’unica a portare assistenza alle donne del popolo, povero di medici e di
ospedali. Ella era depositaria di un patrimonio femminile che spaziava dall’impiego
di erbe, unguenti, formule magiche ed interventi manuali per molteplici scopi, come

calmare i dolori del parto e facilitare l’espulsione, provocare o impedire il
concepimento, indurre l’aborto (2). Le levatrici erano streghe buone, streghe
bianche che sapevano come riavvicinare due sposi, trovare marito alle nubili, con
filtri d’amore che, se anche non producevano alcun effetto, non facevano neanche
male. Un po’ maga, pronunciava i verba puerpera, i carmina, formule magiche
distorte, apparentemente prive di significato, sintetizzate fino a scomporre le parole e
ad eliminare vocali, dando vita così a termini del tutto incomprensibili, e per questo
“magici”.
Erbe, muffe, funghi, minerali, radici e foglie, poi, erano le uniche medicine
disponibili a quel tempo: venivano scelte, raccolte, seccate e preparate in base ad
antiche ricette e rituali trasmessi oralmente da madre in figlia. Se ne osservava la
comparsa e la scomparsa in corrispondenza di alcuni periodi dell’anno, o in base
all’influenza astrale o lunare, si imparava a dosarle e miscelarle in giuste quantità
anche con altri componenti per preparare filtri, decotti, pomate, elisir d’amore,
veleni. Le donne avevano un rapporto “magico” con le erbe, in grado di curare, di
nutrire ma anche di uccidere: questo ha sempre spaventato moltissimo gli uomini,
che vedevano in questo potere occulto delle donne un pericolo per la loro
incolumità(3).
La loro magia altro non era che una vera e propria scienza empirica. Le idee
magiche avevano come punto di partenza una serie innumerevole di osservazioni
esatte, alle quali però non si poteva dare una giustificazione razionale. Le ostetriche
erano specialiste di una medicina popolare e tradizionale, basata sulla pratica e sul
racconto di esperienze comuni, ed insieme mediatrici magico- religiose nei
complessi rituali che marcavano il passaggio di status della donna partoriente e del
nuovo nato.
Per tutto il Medioevo, l’ostetricia è stata considerata una professione impura: agli
uomini era proibito presenziare ai parti, dato che per i Padri della Chiesa la donna e
soprattutto i suoi organi riproduttivi erano il maligno fatto carne. Molto spesso si
considerava il sangue mestruale, le evacuazioni del parto ed il latte come fonte di
contaminazione per l’uomo, quasi a ribadire il confine di separazione di sfere
femminili e sfere maschili, con il solo scopo di rinforzare i ruoli sessuali. Spettava
quindi alle mammane/praticone portare assistenza e prendersi cura della donna e
della sua famiglia, ponendosi in una relazione d’aiuto per tutto l’arco della vita,
accogliendo la sofferenza altrui e facendosi antesignane di quel concetto di care

tanto attuale oggi (4). L’ostetrica era, infatti, in grado di risolvere i problemi del
corpo ma anche quelli dello spirito e di soddisfare tutti i bisogni della sfera umana,
partendo da quelli fondamentali. Il rapporto che si creava nel periodo della
gravidanza, del parto e dell’allattamento costituiva un coesivo sociale, un evento di
congiunzione tra appartenenti allo stesso genere. Per secoli le levatrici furono
medichesse senza una formazione ufficiale, escluse dai libri e dalle accademie.
La gente e le donne del popolo le chiamavano “sagge”, l’autorità “streghe”, o
“ciarlatane”, espressioni queste del bene e del male, dello spirito benefico e di
quello malefico che governano il destino degli esseri umani. Ma l’autorità a quel
tempo era rappresentata dagli uomini, di Chiesa o di corte, che avevano conquistato
il monopolio della medicina mentre l’ostetricia ne rimaneva ancora esclusa e quindi
temuta.
Si instaurarono dei veri e propri processi: una guerra contro il genere femminile, ma
soprattutto una lotta contro quella trama sociale che il femminile aveva tessuto
trasversalmente nella società. La creatività, l’autonomia, l’indipendenza spaventano
e quindi stimolano tentativi di repressione e controllo. Si è consumata una feroce
repressione del diverso, non solo di corpi imperfetti segnati da deformità o dalla
vecchiaia, ma anche di corpi giovani, troppo belli, seducenti, tentatori.
Historia magistra: il Medioevo conobbe grossi mutamenti economici e religiosi. Il
protrarsi e il ripresentarsi di pestilenze, carestie, rivolte, guerre, il venir meno della
fiducia nei valori tradizionali, l’aumento della povertà e della miseria crearono un
pericoloso vuoto di aspettative e di certezze negli uomini. Questi accadimenti
squarciarono i cieli: paura e terrore dilagavano, si immaginava un futuro ancora più
tenebroso, e la Chiesa, unico potere rimasto fermo in un mare in burrasca, temette
per la propria integrità e combatté coloro che, in qualunque modo, attentassero alla
pacifica convivenza. Sacro e sacrilego si confusero nella frantumazione caotica di
tradizioni millenarie e allo sconvolgimento sociale seguì quello delle menti. Per la
salvezza della Chiesa, statica, chiusa, cieca, bigotta ma comunque rassicurante e in
nome di Dio, sui roghi arsero corpi di donne, insieme con la loro miseria, angoscia,
paura, fragilità, semplicità ed ignoranza, corpi di donne verso cui si scagliarono
dicerie, calunnie, invidia. La magia bianca o naturale, intesa come ricorso ai prodotti
e alle potenzialità della natura, cedette il passo alla magia nera, satanica ed eretica.
Possiamo affermare che le streghe/ostetriche ( se con questo intendiamo donne
conoscitrici ed esperte della natura e dei suoi segreti), sono nate con la storia

dell’umanità e per millenni accettate e anzi richieste dalla comunità stessa, ma nel
Medioevo questa figura fu deformata, stravolta, demonizzata. L’inquietante accusa
rivolta alle ostetriche ha soprattutto a che fare con la necessità di ristabilire equilibri
minacciati, di far rientrare l’insubordinazione dei contadini, di trovare
giustificazione alla miseria dilagante, di dare un perché alla peste, alla morte, di
imporre una religione come unica fonte di Verità. Le streghe/ostetriche
rappresentarono perciò un comodo capro espiatorio: colpevoli esclusivamente di
esprimere un potere indiscusso ed ineluttabile, cioè quello di realizzare politiche
sociali parallele a quelle ufficiali, alla cui base troviamo solidarietà ed accoglienza,
aiuto per il prossimo. Ma in questa commistione di sacro e di sacrilego, in questa
sorta di presenza diabolica( per colpa della quale si risvegliarono paure ed ansie
ancestrali), tutti credevano: poveri e ricchi, uomini e donne, medici e giuristi,
filosofi, letterati ed ignoranti.
Il Malleus Maleficarum, Bibbia dell’Inquisizione, guidava i giudici nell’individuare,
incarcerare, punire e correggere le persone colpite o affette da stregoneria (5).
E chi indicare come responsabile di varie sciagure se non le ostetriche, coinvolte per
mestiere nelle fortune e nelle sfortune della vita riproduttiva di donne e uomini?
Esse vennero accusate di fornire metodi demoniaci alle altre donne per rendere
impotenti gli uomini. Si trattava invece di arcaici metodi contraccettivi, usati però in
un contesto storico in cui non era ammesso il rapporto sessuale come puro piacere,
ma al contrario esso era consentito solo per la produzione di figli all’interno di un
legame socialmente riconosciuto. Le ostetriche vennero, poi, processate perché
assistevano le donne nell’aborto, o denunciate come assassine o divoratrici di
bambini, o come spacciatrici di diavolerie, di droghe. Viene scritto nel Martello
delle Streghe:
“Sono proprio le ostetriche a causare i danni peggiori, poiché esse, se non
uccidono il bambino in utero, una volta nato, lo portano fuori dalla
camera come se dovessero fare qualcosa, ma sollevatolo in aria lo offrono
al Diavolo”.
Il Malleus Maleficarum rivela, perciò, una misoginia che non ha uguali nella storia
dell’uomo, come se gli autori provassero, nei confronti della donna, sentimenti di
paura e di odio che rasentano, e forse superano, i confini della follia. Di debole
intelligenza, peccatrice per istinto, vendicativa, invidiosa, collerica, volubile,

mentitrice, la donna è vista come un animale imperfetto che inganna per natura,
incline a vacillare in materia di fede religiosa, istintivamente bugiarda, dai desideri
insaziabili, bella a guardarsi, contaminante a toccarsi e mortale a possedersi. E le
peggiori sono le levatrici, che conoscono meglio di chiunque altro i misteri
dell’essere donna…..

ATTENZIONE:LE STREGHE SONO ANCORA TRA DI NOI:
“… Si guardi soprattutto dalle donne. Lei è un giovanotto, un bel
giovanotto. Non accetti nulla da una donna. Né vino, né caffè, nulla da
bere o da mangiare. Certamente ci metterebbero un filtro. Lei piacerà
di sicuro alle donne di qui. Tutte le faranno dei filtri… Questi filtri sono
pericolosi. Berli non è piacevole, disgustoso anzi. ~ Vuol sapere di cosa
li fanno? Sangue, sangue catameniale. Ci mettono anche delle erbe, e
pronunciano delle formule. Lo mettono dappertutto, nelle bevande,
nella cioccolata, nei sanguinacci, magari anche nel pane. Catameniale.
Stia attento.~ ” (6)

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