Ormoni e Psiche: un’influenza reciproca nel parto

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La gravidanza è accompagnata da meccanismi a livello psichico che sono diversi a seconda del trimestre di gestazione. Se nei primi due trimestri la donna è orientata alla genitorialità, ad una nuova percezione di se stessa all’interno della coppia e della famiglia che si sta creando, nell’ultimo periodo, quando ormai il momento del parto inizia ad avvicinarsi e a concretizzarsi, la prospettiva psicologica della donna cambia.

La sua attenzione ora è proiettata all’evento del parto, alle aspettative e all’immagine del momento della nascita del suo bambino e soprattutto al ruolo che lei stessa avrà; si interroga sul se e su come sarà capace di gestire questa esperienza così intensa che l’aspetta. I sentimenti e le emozioni che predominano sono molteplici e spesso contrastanti tra loro; se da una parte c’è felicità, gioia, speranza, fiducia, dall’altra ci può essere insicurezza, paura, preoccupazione. Sulla base di ciò è importante che la futura neomamma venga sostenuta, accudita, incoraggiata e che prima di tutto il resto vengano capiti e rispettati i suoi bisogni di base.

Per capire i bisogni di base della donna che partorisce è necessario guardare all’evento parto con gli occhi del fisiologo. È importante però non confondere “ciò che è fisiologico” con “ ciò che è normale”; un comportamento considerato normale a Tokio non lo è a Firenze, ecco perché il termine “normale” ha una connotazione culturale. Ciò che è “fisiologico” è un punto di riferimento dal quale cercare di non allontanarsi troppo. I recenti, spettacolari, progressi nel campo della fisiologia ci forniscono la chiave per riscoprire gli ultimi passi lungo la scala della nascita, dopo millenni di controllo culturale del parto.

La parte più attiva del corpo della donna che partorisce è la parte profonda del suo cervello, sono le strutture cerebrali primitive, ipotalamo, ghiandola ipofisaria, e tutti gli ormoni che una donna deve liberare per partorire. Si tratta di quelle strutture primitive che condividiamo con tutti gli altri mammiferi.

Se noi visualizziamo una donna che sta per partorire con gli occhi del fisiologo, ecco che rivediamo la parte profonda del suo cervello che lavora in maniera molto forte e che secerne un complesso cocktail di ormoni. Si riduce invece l’attività della neocorteccia, il cervello razionale. Quando questo accade c’è un completo equilibrio tra i componenti del potente flusso ormonale coinvolti nell’evento critico del parto: l’ossitocina, le endorfine, la prolattina, la vasopressina, gli ormoni della famiglia dell’adrenalina e così via.

Durante il picco della contrazione, quel momento in cui il dolore è più forte, al massimo della sua intensità, il nostro cervello percepisce una situazione di stress acuto e reagisce secernendo a picco una scarica di adrenalina, responsabile a sua volta della secrezione, sempre a picco, di endorfine, ossitocina e precursori della prostaglandine.

Le endorfine sono gli ormoni ad effetto analgesico ( una sorta di  morfina a produzione endogena), che permettono di recepire la sensazione dolorosa in maniera gestibile, attutendone l’intensità.

L’ossitocina e le prostaglandine sono gli ormoni responsabili della contrazione uterina e della maturazione del collo dell’utero.

Le endorfine permettendo di sopportare il dolore, fanno in modo che al termine della contrazione si raggiunga uno stato di totale assenza di dolore, rendendo possibile il

rilassamento e il rilascio di ogni tensione, con conseguente drastico abbassamento dei livelli di stress percepiti e quindi di rilascio di adrenalina.

L’ossitocina e le prostaglandine preparano la contrazione successiva e favoriscono la maturazione cervicale. In questo modo assicurano il fisiologico proseguimento del travaglio, secondo un meccanismo che si “autoalimenta”.

La produzione a catena di queste sostanza è strettamente legata alla psicologia e quindi alle emozioni, che possono modificarne l’equilibrio. Ogni fattore esterno “ disturbante” può andare ad interferire su questo delicato “ cocktail ormonale”. Nel momento in cui ci sono delle inibizioni, esse provengono dalla neocorteccia, definito come il cervello della razionalità, dell’intelletto, particolarmente sviluppato negli esseri umani.

Questo è un aspetto importantissimo della fisiologia del parto; capito ciò, si riscoprono facilmente i bisogni di base della donna che partorisce.

Si capisce che il bisogno principale è di essere protetta da tutti gli stimoli inutili provenienti dalla sua neocorteccia.

Dal punto di vista pratico ciò che può stimolare la neocorteccia umana è:

– Il linguaggio. Nel momento in cui si parla, si analizza e si percepisce tramite la neocorteccia. Ciò significa che non bisogna ricorrere al linguaggio nel momento in cui si sta per partorire e soprattutto non bisogna fare affidamento sul linguaggio razionale delle domande, che obbligano a riflettere, a dare una risposta.

– La luce. C’è una gran differenza tra una luce suffusa e una luce intensa quando una donna sta per partorire, perché il tenere gli occhi ben aperti e il mettere delle luci forti è un altro strumento per stimolare la neocorteccia nell’essere umano. Inoltre la vista è “ il più intellettuale” tra gli organi di senso; è significativo come spesso una donna, quando non è influenzata da ciò che ha letto o che le è stato insegnato, spontaneamente assuma posizioni che hanno l’effetto di eliminare ogni stimolo visivo: si mette per esempio carponi, come se stesse pregando.

È risaputo che esiste un ormone del buio, la melatonina, che viene secreto di notte dalla ghiandola pineale (l’epifisi) per ridurre l’attività della neocorteccia e favorire in questo modo il sonno, ma gioca anche un ruolo importante nel metabolismo degli acidi grassi, specialmente nella mobilizzazione del precursore di un tipo di prostaglandina

– Le situazioni ambientali. Una situazione che bisogna prendere in considerazione è come ci si sente quando siamo osservati. Nel momento in cui ci sentiamo osservati, si ha la tendenza a correggere la postura, ad assumere un “ atteggiamento più corretto” e questo rappresenta una stimolazione della neocorteccia. Ciò significa che una dei bisogni di base di una donna che partorisce è quello di non sentirsi osservata. Molto spesso, invece, al momento del parto, sono presenti altre persone oltre l’ostetrica, che invado la privacy della partoriente.

– Il bisogno di sicurezza. A stimolare la neocorteccia sono anche tutte quelle situazioni associate alla secrezione di adrenalina ( in realtà sarebbe meglio parlare di catecolamine, per riferirsi a tutta la famiglia di ormoni come l’adrenalina). Uno dei ruoli principali dell’adrenalina è quello di attivare l’istinto di protezione in caso di potenziale pericolo. Quando si avverte che potrebbe esserci una situazione di pericolo, si ha una secrezione di adrenalina che stimola la neocorteccia ad essere più attenta. Ciò significa

che una dei bisogni di base della donna che partorisce è di mantenere un tasso di adrenalina il più basso possibile, cioè di sentirsi al sicuro.

In tutto il mondo e in tutte le epoche, le donne hanno sempre utilizzato la stessa strategia per sentirsi al sicuro durante il parto.

Nel passato quasi tutte avevano la tendenza a partorire con accanto la madre o una nonna con esperienza; questa è l’origine della figura dell’ostetrica.

L’ostetrica, in francese Sage Femme( donna saggia), è colei che ricopre il ruolo di una figura materna, essendo la madre il prototipo della persona con cui ci si sente sicuri.

Concludendo, quindi, linguaggio non razionale, assenza di luci violente, bisogno di non sentirsi osservate e bisogno di sentirsi protette sono i bisogni di base della donna che partorisce, rispettando questi si rispetta la fisiologia del parto. In questa prospettiva un buon parto non sarà solo un buon esito della nascita di un bambino dal punto di vista del benessere di madre e figlio, ma sarà anche un vissuto “emotivo” sereno dell’evento nascita.

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